Anche il deputato del Pdl Giorgio Stracquadanio dice che Roma è un disastro e che la colpa è di Gianni Alemanno. Intervistato da Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera, il collega del sindaco boccia senza mezzi termini l’esperienza in Campidoglio della destra. “Alemanno – ha affermato – invece di fare il sindaco ha pensato soprattutto a fare politica nazionale. Ora sembra che voglia ricandidarsi al Campidoglio” e ha aggiunto “ma è una follia, un suicidio: i sondaggi dicono che contro Zingaretti è spacciato”.
Ma non è la prima volta che Alemanno viene scaricato e bocciato dai suoi stessi alleati di partito. L’ex Ministro della Gioventù Giorgia Meloni, romana doc, aveva già affermato che a Roma “dopo Alemanno il Pdl non vince manco se candida Gesù Cristo“. Contro di lui anche due pesi massimi della destra romana come Marco Marsilio secondo il quale “l’apporto del sindaco è solo frutto di bassissime beghe interne” e Fabio Rampelli, che ha rimproverato al sindaco di aver creato “anarchia” con i suoi numerosi rimpasti di giunta.
Anche Umberto Croppi, ex assessore alla Cultura e stratega della campagna elettorale di Alemanno nel 2008, non ha certo espresso giudizi positivi sul sindaco “Alemanno – ha detto – era stato eletto con 170mila in più rispetto al Pdl, aveva una forza straordinaria e un mandato ampio e chiaro, quello di rompere con i vecchi metodi; invece lui li ha amplificati, cedendo alle pressioni delle bande interne e dei poteri esterni, abbassando il livello di competenza dei dirigenti, senza alcuna visione sul futuro della città”. E ha aggiunto durissimo: “Basta parlare con persone (anche di destra) che lavorano negli uffici comunali o nelle municipalizzate, il ritornello è: non eravamo mai caduti così in basso!”.

