Già smantellato il campo che Alemanno aveva allestito in pompa magna nelle zone colpite dal terremoto. Internet, twitter, uffici stampa e foto diramate ai giornali. Alemanno aveva pensato a tutto per magnificare la sua generosità. Peccato che solo 24 ore dopo le tende per i terremotati erano allagate
Da Italia Oggi, 22 giugno 2012, di Giorgio Ponziamo
Il dispaccio era di quelli perentori, firmato dal direttore dell’ufficio stampa di Roma Capitale: «In mattinata, la protezione civile di Roma Capitale ha proceduto alla costruzione di una tendopoli a Rovereto sul Secchia, nei pressi di Novi di Modena. Le operazioni sono state comunicate via Twitter in diretta dal sindaco Alemanno, il quale informa che sono stati portati sul luogo del sisma tende, coperte, mezzi di vario genere, medicinali, etc».
Poi le foto del sindaco di Roma che, in maglietta, fissa sul terreno i paletti per sostenere le tende. Infatti il dispaccio continuava: «Alle operazioni di costruzione della tendopoli ha partecipato fattivamente il sindaco Alemanno».
Internet, twitter, uffici stampa, foto diramate ai giornali. La visita del supersindaco non è davvero passata inosservata. Neppure al sindaco di Novi, che s’è visto costruire una tendopoli nel suo Comune senza essere avvertito.
Sì perché Alemanno, per via della comunanza politica, s’è rivolto al sindaco di Sassuolo, Luca Caselli (uno dei pochi in Emilia di centro-destra). Ma la carovana romana capeggiata da Gianni Alemanno e con tende al seguito, ha dovuto convincersi che a Sassuolo, solo lambita dal sisma, non era il caso di piantare le tende, non ce n’era proprio bisogno.
Allora s’è spostata più in là, è arrivata a Novi dove ha trovato un terreno e incominciato a fissare i paletti. Dice il sindaco di Novi, Luisa Turci: «Alemanno è venuto qui senza nemmeno interpellarmi, ha montato il suo campo in un terreno privato, nelle tende pioveva dentro, erano indecenti. Per fortuna è stato smontato tutto, le ripeto che l’aspetto incredibile di questa vicenda è che Alemanno non mi ha nemmeno consultata. Nulla, nemmeno un consiglio. È venuto lì e ha fatto montare quelle tende in un campo privato. Ma non è così che si lavora: ci si confronta, ci si mette d’accordo, si offre e si accetta aiuto. Io ho già dato, non ho ricevuto. Ce la faremo lo stesso da soli, c’è molto lavoro, ma ce la faremo».
Il «campo Alemanno», così era stato soprannominato, non c’è più. E il sindaco di Novi ha un diavolo per capello: ha dovuto pagare l’allacciamento all’Enel e all’acquedotto della tendopoli e poi ha dovuto mobilitare personale per chiuderla e spostare tutti da un’altra parte poiché era risultata inabitabile. La protezione civile ha dovuto infatti in tutta fretta allestire una nuova tendopoli nello stadio e trasferire lì persone e cose del campo Alemanno.
In tempi di emergenza anche queste situazioni scottano. «Questa è una tragedia», aggiunge il sindaco di Novi. «Non abbiamo bisogno di teatrini, di gente che venga a rotolarsi nelle tende per farsi pubblicità».


